Iacobone

 
Da Francesco Iacobone a Francesco Iacobone (1748-1945)

Proprietari di un forno per la cottura della creta e di vigneti a Canosa, i fratelli Pasquale, Carlo e Ludovico nei primi decenni del 1800 gestiscono tanto oculatamente gli affari, da garantire ai loro figli le basi per una scalata socio-economica che renderà il ramo Iacobone, di cui “vitemairaccontate” si occupa, protagonista della vita pubblica canosina nella seconda metà del secolo. Ricchi proprietari, imprenditori nel commercio e nella produzione di vino, impegnati politicamente nel Consiglio comunale e nella gestione della Banca Prencipe, tesoreria comunale, fino alla fine dell’Ottocento, quando gli interessi di famiglia vengono dirottati su Bari, probabilmente a seguito di un matrimonio tra parenti.

Il figlio più piccolo di Pasquale Iacobone, Francesco, è infatti cresciuto a Bari nella famiglia della sorella più grande Grazia, diventa falegname e nel 1841 contrae matrimonio con una ragazza di una famiglia di sarti e calzolai, politicamente attivi, istruiti e benestanti, facenti parte della nascente borghesia cittadina. Dal loro matrimonio nascono dodici figli, che popolano Bari dove il cognome Iacobone era inesistente. Grazie ai legami con la famiglia della moglie (i Fresa e i Capri), Francesco diventa commerciante di caffè e poi venditore di vini, che con la sua famiglia occuperà un posto rilevante nell’alta-borghesia commerciale di Bari.  

Nel 1893 gli Iacobone di Canosa e quelli di Bari si riuniscono grazie al matrimonio tra il figlio più piccolo di Francesco e la figlia di suo cugino. Probabilmente anche a causa di gravi lutti, il 1893 è l’anno in cui gli interessi di famiglia prendono la strada di Bari, dove alla numerosissima famiglia di commercianti (in beni di lusso e tessuti) generata da Francesco si uniscono i suoi cugini, che fino ad allora aveva operato a Canosa, molti dei quali saranno agenti di commercio.  A Canosa restano i ricordi, qualche parente, e il canonico Don Mimì.

Le fortune di famiglia restano fino alla Seconda Guerra Mondiale, che porta via con sé alcune vite e riscrive la storia dei discendenti.

 

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Francesco Iacobone e Maria Giuseppa Di Pasquale vivono nella seconda metà del 1700 tra Casal di Trinità (futura Trinitapoli) e Canosa. Francesco fu Domenico Iacobone è un contadino, nato a Canosa forse nel 1748, proprietario di vigne in paese, ma censito nel Catasto provvisorio di Canosa del 1814 (presso Archivio di Stato di Bari) come fornaro.  Stesso mestiere con cui sono classificati due suoi figli, Pasquale e Ludovico.

Il più grande dei figli di Francesco Iacobone e Maria Giuseppa Di Pasquale, è Pasquale Iacobone, nato presumibilmente nel 1769, sposatosi a circa 20 anni con Luigia Casamassima, di mestiere fornaro. Nel Catasto provvisorio di Canosa del 1814 (presso Archivio di Stato di Bari) Pasquale risulta proprietario di vigne e terreni coltivati a sementi e di un sottano/soprano in Largo San Leo. Nell’agosto 1823 insieme al fratello Ludovico vende a Savino Mosca le terre a Conca d’Oro e si discarica anche del sottano di San Leo.

Dei tre figli di Francesco Iacobone e Maria Giuseppa Di Pasquale, Carlo Iacobone sembra essere stato il più intraprendente, un uomo ricco di iniziative e un abile commerciante. Per il Catasto provvisorio di Canosa del 1814 (presso Archivio di Stato di Bari) non possiede nulla, se non un sottano, a differenza dei suoi fratelli che sono proprietari di terre e di una fornace.

Ludovico Iacobone, probabilmente il più piccolo dei figli di Francesco e Maria Giuseppa Di Pasquale, è l’unico dei tre fratelli che in vita si fregia del titolo di proprietario, pur risultando fornaciaro di mestiere e nell’atto di morte, che avviene nel 1849 a 72 anni.

Tra gli anni ‘20-‘30 del 1800 l’Italia è nel pieno fervore dei moti carbonari e nel Regno delle Due Sicilie Francesco I riorganizza il Real Esercito, cercando di fare della forza armata un valido puntello della monarchia, minacciata dalle esperienze carbonare e murattiane vissute anche dalla popolazione meridionale. Nel novembre del 1830 il ventenne Ferdinando II di Borbone salì al potere.

Francesco Iacobone, figlio di Pasquale e Luigia Casamassima, nasce a Canosa nel 1815 ma cresce a Bari con la sorella maggiore Grazia, che alla fine degli anni Venti dell’Ottocento lascia Canosa con il marito Michele Patruno e due figli molto piccoli per trasferirsi nella città capoluogo, che, grazie al suo dinamismo edilizio, attraeva muratori e artigiani specializzati come i falegnami, mestiere di Michele.

Nel 1864 Pasquale Iacobone, primogenito maschio di Domenico e Costanza Bufo, cantiniere di 26 anni, sposa Loreta Sorrenti, 21 anni. In questo momento storico Pasquale porta avanti l’attività commerciale e produttiva del padre, in quanto unico maschio in età adulta (il fratello Savino ha 12 anni, Francesco 4 anni).

Savino Iacobone, figlio di Domenico e Costanza Bufo, nasce a Canosa nel 1852 e molto presto viene definito nei suoi atti “civile”, titolo destinato ai possidenti che non avevano bisogno di lavorare e si dedicavano alla vita pubblica. Nel 1880 sposa la proprietaria Nunzia Rossilli e in tutti i loro atti vengono definiti con titoli che indicano uno status altolocato come “signori”, “proprietari” e “civili”; a Canosa risiedono in via Busa.

Nel giugno del 1893 i due rami della famiglia Iacobone, nei quali si era scissa la famiglia di Pasquale Iacobone e Luigia Casamassima negli anni Venti del 1800, si ricongiungono grazie alle nozze di Domenico e Dorotea Iacobone, uniti da un legame parentale diretto in quanto sono procugini.

Mentre in Italia inizia ad affermarsi il Fascismo, nel maggio del 1921 Francesco Iacobone, figlio di Domenico e Dorotea Iacobone, 24 anni, commerciante di tessuti, sposa Erminia Pensieri, 20 anni, figlia di Domenico e Maria Rosaria Massari.

Forse per affari o forse perché trattandosi di famiglie benestanti tendevano a vivere esclusivamente in cerchie ristrette, i giovani Iacobone, figli di Francesco e Vittoria Fresa, contraggono matrimoni si può dire “di famiglia”. Non è un caso che ci siano tre matrimoni incrociati tra Iacobone, Fresa e la famiglia di sarti Diomede di Noicattaro, che avvengono quando il capostipite Iacobone è già morto.