Loconsole

Il porto di Bari, stampa del XIX sec.

(Il porto di Bari, stampa del XIX sec., da Wikimedia Commons)

 

Da Giovanni Loconsole a Vito Loconsole (1741-1973)

Lutti precoci, ragazzi rimasti orfani a pochi anni se non addirittura a pochi giorni di vita, seconde nozze, famiglie allargate, fratellastri e sorellastre con cui condividere l’unico genitore rimasto in vita, il duro lavoro della terra e una vita vissuta negli stretti e oscuri vicoli del nucleo storico di Bari, dove le famiglie povere occupavano case di una sola stanza in cattivissime condizione igienico-sanitarie. Queste, di primo impatto, sono le notizie che emergono dalla vita del ramo dei Loconsole, di cui “vitemairaccontate” si occupa, nel 1800; notizie che ispirano tristezza e sconcerto.

Guardando meglio, e più a fondo, nelle loro vite e tra i documenti che li riguardano, tutto cambia. Perché dalle vite di Rosa, Michele, Domenico, Giulia, Michele, Angela, Domenico e Pasqua emergono l’amore, l’unione, la forza di andare avanti, creare nuovi legami e da questi ritrovare la strada e la gioia per una nuova vita, nonostante le tragedie. E anche la povertà non sembra essere un ostacolo, perché dalla terra si ricava la forza di sopportare le avversità e affrontarle cercando sempre nuove soluzioni, fino a trovare il coraggio di dire ai propri figli che non è più dal lavoro della terra che dovrà dipendere la loro vita.

Siamo ormai alle soglie del 1900, Bari è cambiata urbanisticamente ed economicamente, le professioni dell’artigianato, insieme alle elementari conoscenze che garantisce la scuola dell’obbligo, offrono la possibilità di vivere dignitosamente, e con un po’ di fortuna, di riuscire a “farsi una posizione”.  E così Vito, Michele, Nicola e Giorgio colgono tutte le opportunità possibili, offrendo alle loro famiglie standard di vita lontani da quelli del passato, riuscendo con il lavoro di artigiani, piccoli industriali e impiegati pubblici “a non far mancare niente” a mogli e figli.

 

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Giovanni Il Consolo nasce a Bari nel giugno 1741 da Nicolò Il Consolo e Donata Signorile e viene battezzato in Cattedrale. Qui sposa nell’aprile del 1765 Rosa di Giuseppe Barvo e l'anno dopo hanno la loro prima figlia Nicolae Giuseppa Maria, che muore in tenera età.

Donata Loconsole, figlia maggiore di Giovanni e Anna Rosa Barba, è moglie del villano Francesco Saverio Caporusso. La famiglia risiede alla Gironda quando la figlia quindicenne Angela Caporusso nel 1810 sposa il galantuomo Giacinto Stucci di 32 anni, vedovo, il cui padre è uno scritturale.

Michele Loconsole, figlio di Giovanni e Anna Rosa Barba, muore a soli 28 anni nel maggio 1813. Bracciante salariato, probabilmente lavorava le terre dei nobili baresi in uno dei vicini casali; una vita dura, condizionata dalle intemperie invernali e dal sole cocente estivo, da lunghe distanze percorse per raggiungere i campi dal cuore della città in cui risiedeva (Corte Colagualano), e da scarsità di denaro, cibo e igiene.

Francesca Loconsole è la figlia minore di Giovanni e Anna Rosa Barba. Nata nel 1787, sposa a vent’anni il villano suo coetaneo Michele Rossini. I due vivono in strada San Vito e fanno riferimento alla Cattedrale per gli eventi liturgici della loro famiglia.

Giovanni Loconsole, primogenito di Michele e Rosa Lariccia, è l'esempio di come i fratellastri e le sorellastre Loconsole/Marino siano andati “d’amore e d’accordo”.

Domenico Loconsole, figlio di Michele e Rosa Lariccia, nasce nell’aprile del 1811 in Corte Colagualano, e porta il nome del nonno materno morto poco prima della sua nascita. Rimane orfano di padre un mese dopo il suo secondo compleanno e il suo “vero” padre sarà il secondo marito della mamma Michele Marino.

Il 7 agosto del 1859 presso la chiesa di San Giuseppe, Michele Loconsole, primogenito di Domenico e Giulia Losole, sposa Teresa Loseto, in un mese che non sarà particolarmente felice per la famiglia Loconsole. 

Il 4 settembre 1886 Domenico Loconsole, contadino di 26 anni, unico figlio sopravvissuto di Michele Loconsole e della defunta Teresa Loseto, sposa la diciannovenne Pasqua Albergo, anche lei orfana di madre alla nascita e cresciuta nella famiglia creata dal papà con la sua seconda moglie. La loro vita si svolge in via Ronchi n. 15, attuale piazza Corridoni, in corte Colagualano.