Giovanni Il Consolo nasce a Bari nel giugno 1741 da Nicolò Il Consolo e Donata Signorile e viene battezzato in Cattedrale. Qui sposa nell’aprile del 1765 Rosa di Giuseppe Barvo e l'anno dopo hanno la loro prima figlia Nicolae Giuseppa Maria, che muore in tenera età.

La secondogenita si chiama Donata, nata nel 1768, la quale grazie a sua figlia, Angela, che per l’epoca ha una vita “allegra”, potrà intraprendere una piccola scalata sociale. La più piccola dei fratelli Loconsole è Francesca, nata nel 1787, che sposa in prime nozze a vent’anni il villano Michele Rossini e in seconde nozze a 46 anni il villano Giuseppe D’Alessio. Nel mezzo ci sono due bimbe morte prematuramente e i tre maschi, destinati a morire giovani, i quali però garantiscono una discendenza ai Loconsole. È questa la forma definitiva che il cognome prende verso gli anni Quaranta del 1800, dopo aver subito alcune storture dovute alle trascrizioni errate e forse al ceppo familiare di origine. Alla metà del 1700 a Bari ci sono i Lo Cunzolo, i Loconsolo e i Il Console, tutti diventeranno Loconsole dopo un secolo, passando per forme come Del Console, Locuonzolo, Console e Consoli, ma è possibile che i ceppi originari siano proprio Lo Cunzolo e Il Console.

Il più grande dei figli maschi è Nicolò Lonardo Giuseppe nato nel 1771, che nel gennaio del 1796 sposa Antonia De Nicolò e muore tra il 1807 e il 1809. Una vita da bracciante, salariato, sottoposto al peso di una vita fatta di stenti e duro lavoro, molto simile a quella dei fratelli Giuseppe Luigi Gaetano nato nel 1777, sposatosi nel luglio del 1796 con Vincenza Sposa e morto tra il 1812 e il 1816, e di Giacomo Michele Tomaso, nato nel 1785, sposatosi nel 1805 con Rosa Lariccia e morto nel 1813. In questi stessi anni muore anche il padre Giovanni. 

Le vedove Loconsole si troveranno così ad affrontare da sole con bambini molto piccoli un periodo di svolta nella vita della città di Bari. Il ritorno dei Borbone dopo il govenro murattiano non è certo indolore per la povera gente che era stata sottoposta a notevoli sforzi per sostenere le truppe francesi e ora paga un costo salato a quei Borbone traditi. E nello stesso tempo si troveranno ad affrontare cambiamenti epocali, come la costruzione del nuovo borgo fuori dalle mura, la demolizione delle mura e delle porte della città, un'apertura verso l'esterno che in fondo indica apertura verso una nuova epoca, dove per la povera gente potrebbe non esserci posto. Ognuna l'affronterà diversamente: Antonia De Nicolò e Rosa Barba resteranno in corte Colagualano, la prima con i suoi figli piccoli, la seconda già anziana e probabilmente insieme alla figlia minore Francesca. Vincenza Sposa si trasferisce a Matera, Rosa Lariccia (vedova di Michele) si risposa dopo cinque anni di vedovanza, lascia Bari per trasferirsi ad Andria e poi vi ritorna dopo qualche anno con una famiglia numerosa. 

Rosa Barba, la matriarca della famiglia, muore nel gennaio 1845 alla veneranda età di 96 anni in una casa di Santa Barbara, dove probabilmente vive con la figlia maggiore Donata. Testimoni della sua morte sono il musicante Errico Annoscia e il bandista Giovanni Cianciaruso, professionalità raramente presenti negli atti pubblici, ma che possono essere spia del tipo di ambiente che la defunta e la sua famiglia frequentavano. E infatti il giovane musicante Don Francesco Laricchiuta sarà testimone anche della morte di Donata.  

 

Donata Loconsole

Francesca Loconsole

Michele Loconsole e Rosa Lariccia

 

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