Canosa di Puglia

Mappa medioevale della città di Canosa by Habemusluigi at it.wikipedia [Public domain], from Wikimedia Commons

 

“La odierna città fatta priva del temuto castello, distrutto dagli uomini più che dalla edacità del tempo, ha abbandonata la vetta distendendosi a valle verso oriente con mediocri edifizii e con una tal quale regolarità di strade. È contornata da apriche e ridenti colline; in gran parte del suo agro va fiancheggiata dal serpeggiante corso dell’antico fiume Aufidium (ora Ofanto), alla distanza di circa 3 chilometri; gode di un territorio bastevolmente fertile in ogni sorta di produzioni. Non difetta infine di qualche buon pascolo, avendo la pastura dato luogo a dissodazioni per vigneti più che per altro; sicché trovati insufficienti i 15.000 ettari di agro canosino, sonosi gli abitanti spaziati nei finitimi territori per colonia, onde una ben discreta produttività in complesso, con conseguente commercio” (in Annuario storico-statistico-commerciale di Bari e Provincia 1882-1883 di Domenico Mele, Stab. Tipografico F. Petruzzelli e Figli, Bari 1883, pag. 163).

In questo modo viene presentata Canosa (denominata Canosa di Puglia con Regio Decreto del Re Vittorio Emanuele II del 4 gennaio 1863), città del Circondario di Barletta, nel 1883, quando ha 18.656 abitanti, una scuola elementare con dodici classi, un ufficio postale e telegrafico, la ricevitoria del Registro, l’Ospedale civile a cui si unirà a fine decennio anche la farmacia comunale dispensario farmaceutico. Nel 1884 viene fondato il primo istituto di credito, la Banca Prencipe di Napoli, a cui si unirà una Cassa Depositi e Prestiti.

Città storicamente contadina, ha avuto uno slancio produttivo quando dal secondo decennio dell’Ottocento si è messo fine al regime della Dogana di Foggia e con la censuazione e privatizzazione delle terre del Tavoliere le terre, prima vincolate al pascolo naturale e all’incolto, sono state coltivate a grano e cereali. Coltivazioni non più redditizie dopo l’Unità d’Italia e l’arrivo del grano straniero, motivo per cui si è proceduto alla conversione in oliveto, vigneto e alberi da frutto. In particolare è il vigneto con la produzione di vino che domina negli anni 70-80 dell’Ottocento, almeno fino al 1887 anno della crisi doganale con la Francia, che penalizza le esportazioni di vini verso quei territori e mette in crisi la produzione canosina.

Altri settori di produzione tradizionalmente rilevanti sono quello dei mattoni, dei tegoli e dei tufi da costruzione.

Anche dal punto di vista delle infrastrutture Canosa riveste una certa centralità nel Distretto di Barletta. Negli anni Trenta viene realizzata la strada mediterranea che unisce Canosa a Noci, bretella fondamentale tra il nord e  il sud ovest barese, punto di unione con Basilicata, Terra del Lavoro,Terra d’Otranto e Taranto.

 

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