Nel 1806 nella zona dell’Ospedale e di Spirito Santo, più vicina all'area portuale barese, si forma la famiglia di Andrea Bellomo e Giuseppa Lopez, ventenni, che nel 1807 hanno il loro primogenito Michele, omonimo del nonno paterno. Michele Bellomo, papà di Andrea, è probabilmente un marinaio da commercio e non un semplice pescatore, proprietario di una imbarcazione, impegnato anche nelle attività della distribuzione al minuto realizzata sulla spiaggia al momento dell’approdo. Ed è forse a capo di un'organizzazione familiare che vede impiegate tutte le generazioni dei Bellomo, sia sulla nave che a terra.

“La famiglia produttrice è proprietaria di un’intera paranza ed è formata da tre generazioni maschili: un anziano che a terra ripara le reti e cura la vendita del pesce, ma accompagna spesso figli e nipoti in mare, specie nelle grandi campagne di pesca; una generazione di adulti, marinai provetti che reggono la paranza a vari livelli di responsabilità e costituiscono l’elemento centrale ed indispensabile della famiglia proprietaria; i nipoti, mozzi ed apprendisti” (da “Comunità separate e trasformazioni strutturali. I pescatori pugliesi fra metà Settecento e gli anni Trenta del Novecento” di Biagio Salvemini, pag 468, in Melanges de l’Ecole francaise de Rome. Moyen-Age. Temps modernes, tome 97, n. 1, 1985). Potrebbe quindi essere questa l’organizzazione familiare dei Bellomo sin dalla fine del 1700, poiché tutti i figli di Michele Bellomo, tra cui Andrea, e i suoi nipoti, sono e saranno marinai, per poi trasformarsi piano piano in armatori e commercianti dalla metà del 1800.  
Michele Bellomo muore nel 1816 a Manfredonia, uno dei porti commerciali in quel momento più importante della Puglia; un ulteriore indizio del fatto che non fosse un piccolo pescatore (che di solito operava lungo la costa o su litorali vicini alla città) ma un marinaio/armatore imbarcato su navi dedite alla pesca e al commercio. La moglie Serafina Di Marzo muore a 70 anni nel 1822 in strada Gallitta.

Andrea Bellomo e Giuseppa Lopez avranno una decina di figli, alcuni dei quali moriranno precocemente. I maschi Michele, Antonio, Vito e Gaetano Bellomo porteranno avanti il nome e gli affari di famiglia, sia in qualità di marinai che di commercianti. Le ragazze Serafina e Anna sposano rispettivamente un facchino figlio di marinaio (il che potrebbe indicare un legame familiare già orientato a specializzarsi nel trasporto e vendita di merci) e un villano. Andrea Bellomo muore nel 1854 a 74 anni.

Nel 1850 il figlio Gaetano Bellomo, ventitreenne, sposa la coetanea Grazia Carrassi, anche lei discendente da una famiglia di marinai della zona Ospedale/Annunziata. Capostipite il nonno Onofrio, marinaio, che muore intorno al 1815, lasciando il destino della famiglia e degli affari di famiglia nelle mani dei figli maschi, marinai quasi tutti residenti in età adulta a Santa Teresa delle Donne. Grazia è figlia di Giuseppe Carrassi e Francesca Traversa sposati nel 1824 nella chiesa di Santa Scolastica e residenti in strada San Francesco, da cui proviene Francesca anche lei di famiglia marinara. Il matrimonio tra Gaetano e Grazia potrebbe rientrare in un disegno strategico messo in atto dalle due famiglie, proprio per potenziare la loro presenza nelle attività di pesca e commercio alimentare. Come spiega Biagio Salvemini, nelle famiglie marinare le alleanze matrimoniali erano il modo migliore per coinvolgere esterni nella proprietà delle imbarcazioni, i quali potevano investire capitali freschi e portare competenze di alto livello, sia per affrontare l’avventura commerciale sia per garantire professionalità nella gestione e nella guida delle imbarcazioni. Del resto a partire dagli anni Trenta, poiché le nuove leggi impongono esami per i comandanti, sia padroni e piloti d’altura che piloti di piccolo cabotaggio, i giovani delle famiglie marinare intraprendono anche studi specialistici, il che contribuirà a garantire loro un notevole salto sociale.

Tra i Bellomo e i Carrassi si celebrerà anche un altro matrimonio: nel 1861 il fratello minore di Grazia, Francesco Carrassi, sposa Maria Giuseppa Bellomo, figlia del fratello maggiore di Gaetano, Antonio Bellomo. Sembra importante evidenziare che Antonio Bellomo è il nonno del più famoso generale Nicola Bellomo, eroe della Seconda Guerra Mondiale.

Nella metà del 1800 le due famiglie sono ormai benestanti e appartenenti di diritto all’alta borghesia commerciale barese, portando a compimento un percorso di crescita e affermazione sociale intrapreso dalla metà del 1700 da molte famiglie di piccoli e medi armatori, padroni di barche e marinai. Queste famiglie "oltre a una o più barche da pesca, talvolta possiedono, magari in società con qualche parente, un trabaccolo o qualche altro tipo di nave per la pesca d’altura o per il cabotaggio lungo le coste dell’Adriatico e impegnano in 'negozio marittimo' alcune centinaia e fino a qualche migliaia di ducati. Anche in questi casi operano solidarietà e sinergie familiari e di gruppo che distribuiscono su più individui e più nuclei familiari rischi e vantaggi dell’attività armatoriale e commerciale.” (da “Ceti e professioni a Bari nell’Antico Regime” di Angelo Massafra, pag. 72, in Storia di Bari nell’Antico Regime vol. 1, Laterza, Bari 1991). Nel corso di un secolo la microimprenditorialità dei padroni di trabaccoli e dei piccoli e medi armatori sarà così vivace e intraprendente, che, riorganizzando le aziende a base familiare e "separando le funzioni marinare da quelle mercantili, riescono al tempo stesso ad affrontare con successo il mercato e a permettere a chi pratica il negozio di conseguire prestigio sociale” (da “Il 'grande secolo' della storia di Bari" di Biagio Salvemini, pag. XI, in Storia di Bari nell’Ottocento, vol. 2, Laterza, Bari 1994).

Corallo e De Pasquale

Domenico Loconsole e Pasqua Albergo

© www.vitemairaccontate.it